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giovedì 21 febbraio 2013

FOCA


Le Foche (Phocidae, Gray 1821) sono una famiglia di mammiferi carnivori marini appartenenti alla superfamiglia dei Pinnipedi. Le foche vivono lungo le coste dei mari ghiacciati, freddi e temperati, solo poche specie nei mari caldi e nei laghi (mar Caspio, lago Bajkal e lago d'Aral).
Le foche sono cacciate per il grasso e, i cuccioli, per la pelle utilizzata dall'industria conciaria.
Le foche sono mammiferi adattati alla vita acquatica, con un corpo allungato, irregolarmente cilindrico, rivestito da uno spesso strato adiposo ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato, impermeabile all'acqua. Hanno la testa piccola e leggermente appiattita ed orecchie prive di padiglione auricolare esterno. Il muso è provvisto di alcuni baffi lunghi e robusti detti vibrisse. Gli arti anteriori sono trasformati in pinne mentre quelli posteriori costituiscono un'unica pinna posteriore.
La gestazione dura circa undici mesi, al termine dei quali viene partorito un unico cucciolo. Per allattare i piccoli, le mamme escono dall'acqua.

TASSONOMIA

Sottofamiglia Focini
Alla sottofamiglia dei focini appartengono la foca comune (Phoca vitulina), diffusa nelle acque costiere degli oceani dell'emisfero nord; la foca della Groenlandia (Pagophilus groenlandicus), che ha sul dorso una grossa macchia nera a forma di U; la foca grigia (Halichoerus grypus); la foca barbata (Erignathus barbatus); la foca del lago Bajkal (Pusa sibirica) e la foca dagli anelli (Pusa hispida), con pelliccia grigiastra a macchie gialline a forma di anello. Esiste anche la Foca fasciata (Histriophoca fasciata), la Foca maggiore (Phoca largha) e la Foca del Caspio (Pusa caspica).

Sottofamiglia Lobodontini
Fanno parte della sottofamiglia dei lobodontini la foca mangiagranchi o cancrivora (Lobodon carcinophagus); la foca di Weddel (Leptonychotes weddellii) e la foca di Ross (Ommatophoca rossii), frequenti nei mari antartici; e la foca leopardo (Hydrurga leptonyx).

Sottofamiglia Monachini
La sottofamiglia dei monachini comprende la foca monaca (Monachus monachus), la Foca monaca delle Hawaii (Monachus schauinslandi) e la perduta Foca monaca delle Antille (Monachus tropicalis).

Sottofamiglia Cistoforini
La sottofamiglia dei cristoforini è costituita dalla foca crestata (o foca dal berretto o foca dal cappuccio) (Cystophora cristata) e la foca elefantina o elefante marino (Mirounga).

Famiglia Phocidae

  Sottofamiglia Monachinae

     Tribù Monachini
Monachopsis (estinto)
Pristiphoca (estinta)
Properiptychus (estinto)
Messiphoca (estinta)
Mesotaria (estinta)
Callophoca (estinta)
Pliophoca (estinta)
Pontophoca (estinta)
Foca monaca hawaiana, Monachus schauinslandi
Foca monaca mediterranea, Monachus monachus
Foca monaca caraibica, Monachus tropicalis (probabilmente estintasi intorno al 1950)

       Tribù Miroungini
Elefante marino settentrionale, Mirounga angustirostris
Elefante marino meridionale, Mirounga leonina

       Tribù Lobodontini
Monotherium wymani (estinto)
Foca di Ross, Ommatophoca rossi
Foca cancrivora, Lobodon carcinophagus
Foca leopardo, Hydrurga leptonyx
Foca di Weddell, Leptonychotes weddellii
Foca dal collo di cigno, Acrophoca longirostris (estinta)
Piscophoca pacifica (estinta)
Homiphoca capensis (estinta)

  Sottofamiglia Phocinae

Kawas benegasorum (estinto)
Leptophoca lenis (estinta)
Preapusa (estinta)
Cryptophoca (estinta)
Foca barbata, Erignathus barbatus
Foca dal cappuccio, Cystophora cristata

       Tribù Phocini
Foca comune o foca dei porti, Phoca vitulina
Foca maculata o foca larga, Phoca largha
Foca anellata, Pusa hispida (in passato Phoca hispida)
Nerpa o foca del Baikal, Pusa sibirica (in passato Phoca sibirica)
Foca del Caspio, Pusa caspica (in passato Phoca caspica)
Foca arpa, Pagophilus groenlandica (in passato Phoca groenlandicus)
Foca fasciata, Histriophoca fasciata (in passato Phoca fasciata)
Phocanella (estinta)
Platyphoca (estinta)
Gryphoca (estinta)
Foca grigia, Halichoerus grypus

FENICOTTERO


Phoenicopterus Fürbringer, 1758 è un genere di uccelli della famiglia Phoenicopteridae.
Sono uccelli sociali che vivono in grossi stormi nelle aree acquatiche, dalle dimensioni che vanno da 1 metro a 1 metro e mezzo d'altezza; si trovano sia nell'emisfero occidentale che in quello orientale.
Le specie più grandi si nutrono in habitat salini o desertici. I nidi sono fatti di fango compatto e hanno la forma di tumulo con una cima concava nella quale ogni singolo uovo bianco viene deposto. I fenicotteri si nutrono filtrando alghe blu-verdi, crostacei e molluschi. I loro becchi dalla forma strana sono stati adattati appositamente per separare fango e silice dal cibo che consumano e vengono usati, unici nel loro genere, in posizione a testa in giù. Il filtraggio di cibo viene assistito da strutture pelose chiamate lamelle che allineano le mandibole e la grande lingua dalla superficie ruvida. I fenicotteri sono inoltre conosciuti per bilanciare se stessi su una zampa mentre stanno in piedi e si nutrono.
I piccoli escono dal guscio con un piumaggio bianco ma le piume di un fenicottero nella fase adulta vanno da un rosa chiaro ad un rosso vermiglio, dovuto al carotene ottenuto dal loro cibo. Un fenicottero ben nutrito e in salute è parecchio variopinto. Quanto più rosa è un fenicottero, tanto più desiderabile come partner. Un fenicottero bianco o pallido, comunque, di solito è malato o soffre di mancanza di cibo. Tutti i fenicotteri hanno 12 penne da volo nere in ogni ala.
I fenicotteri producono un latte simile a quello dei piccioni dovuto all'azione di un ormone chiamato prolattina(si veda Columbidi). Contiene molto più grasso e meno proteina dell'ultimo e viene prodotto in ghiandole allineate nel tratto digerente superiore e neanche semplicemente il raccolto. Entrambi i genitori nutrono i loro piccoli e i giovani fenicotteri si nutrono di questo latte che contiene anche globuli rossi e globuli bianchi per circa due mesi, finché le loro cistifellee non sono abbastanza sviluppate per filtrare il cibo. 

TASSONOMIA

Il genere Phoenicopterus raggruppa tre specie: 

Phoenicopterus chilensis - Fenicottero del Cile, diffuso in Sudamerica
Phoenicopterus roseus - Fenicottero maggiore, diffuso in Africa, Asia meridionale ed Europa meridionale.
Phoenicopterus ruber - Fenicottero rosso, presente nei Caraibi, in Mesoamerica e nelle Isole Galapagos, fino a poco tempo fa considerato una sottospecie del fenicottero maggiore

Binomi obsoleti

Phoenicopterus minor = Phoeniconaias minor
Phoenicopterus jamesi = Phoenicoparrus jamesi
Phoenicopterus andinus = Phoenicoparrus andinus

EVOLUZIONE

I fenicotteri si sono probabilmente sviluppati nel Terziario inferiore (circa 50 milioni di anni fa); fossili appartenenti a un genere di uccello noto come Juncitarsus fanno supporre che i fenicotteri derivino da primitivi caradriiformi (Charadriiformes), e non da ciconiiformi (Ciconiiformes) come precedentemente si pensava. numerosi resti fossili di animali simili a fenicotteri (Palaelodidae) si rinvengono in terreni dell'Oligocene in Europa, Nordamerica e Australia. Probabilmente queste forme non possedevano il caratteristico becco specializzato dei fenicotteri attuali. Il più antico vero fenicottero è Phoenicopterus croizeti, dell'Oligocene della Francia, già dotato del tipico rostro incurvato. In Africa è noto Phoenicopterus aethiopicus nel Miocene superiore, mentre in Australia i fenicotteri abbondavano fin dall'Oligocene superiore (Phoeniconotius dalle forme robuste, Phoenicopterus novaehollandiae), circa 25 milioni di anni fa.

FARFALLA


La farfalla è un insetto che, come le falene, appartiene all'ordine dei Lepidotteri.
La distinzione tra farfalle e falene non risponde a una classificazione scientifica tassonomica, ma deriva dall'uso comune. In base a tale distinzione "popolare", alcuni autori del passato hanno proposto una distinzione tra Ropaloceri o "Rhopalocera" (farfalle), che nella classificazione moderna corrispondono alle superfamiglie Hesperioidea e Papilionoidea, ed Eteroceri o "Heterocera" (falene). Questa distinzione oggi, però, non è più scientificamente accettata.
Le farfalle hanno abitudini generalmente diurne ed hanno antenne clavate, a differenza di quelle delle falene, che sono spesso pettinate o filiformi, e chiudono le ali a libro in posizione di riposo.
Questa distinzione di comodo, al pari di quella tra macrolepidotteri e microlepidotteri, pur non essendo più ritenuta valida, viene talvolta ancora utilizzata dagli entomologi per ragioni pratiche, dato che corrisponde a differenze nei metodi di studio dei diversi gruppi.

IL CICLO VITALE

Quattro sono i principali stadi di un ciclo vitale di una farfalla: uovo, bruco, pupa e adulto.
     -Uovo: Poco prima del momento della schiusa l'uovo diventa scuro, ed il giovane bruco può essere visto muoversi al suo interno. Prima ritaglia una sorta di "coperchio" circolare nell'involucro rigido dell'uovo, quindi spinge il corpo fuori dell'uovo contorcendosi.
Questa è una delle fasi di maggiore vulnerabilità. Una volta uscito, il bruco generalmente mangia il guscio vuoto dell'uovo. Ciò gli fornisce l'alimentazione necessaria alla sopravvivenza fino al momento in cui sarà riuscito ad individuare la sua pianta ospite.
     -Bruco: Il bruco sceglie uno stelo adatto e tesse un cuscinetto di seta cui attacca la coda. Quindi fissa una "cintura" dello stesso materiale che fa passare attorno al centro del corpo e che rimane attaccata al supporto offerto dallo stelo. La cuticola del bruco si fende lungo il dorso e la pupa inizia ad emergere. Una serie di contorcimenti sospinge la cuticola del bruco verso la coda. Questa vecchia pelle viene abbandonata, ed una serie di uncini sulla coda viene fissata al cuscinetto sericeo. A questo punto la pupa assume la sua forma definitiva.
     -Pupa: Poco prima dello sfarfallamento, il colore della farfalla adulta diventa vagamente visibile. L'involucro della pupa si fende e la farfalla comincia faticosamente ad uscire.
Quando è completamente uscita, la farfalla emette dall'estremità dell'addome un liquido detto meconio, contenente i prodotti di rifiuto accumulati durante lo stadio pupale.
Dopo la schiusa, la farfalla rimane con le ali ripiegate e penzolanti, e le espande pompando emolinfa nelle nervature alari. È importante che le ali dell'insetto si espandano abbastanza in fretta prima di indurirsi; in caso contrario, rimarrebbero deformate in modo permanente.
    -Adulto: La farfalla completamente sviluppata ha un tipo di vita totalmente differente da quello del bruco: mentre questo si nutre di foglie per crescere, la farfalla passa il tempo a succhiare il nettare dei fiori e ad accoppiarsi.
In genere la vita da farfalla è abbastanza breve, varia da qualche giorno a una settimana o due e, solo in alcuni casi, può raggiungere il mese di vita. Per esempio, la Vanessa io, o Occhio di pavone (Inachis io), sverna in letargo prima di deporre gruppi di oltre 500 uova alla volta ad inizio primavera, quindi è in grado di superare due stagioni.
La farfalla più grande esistente è la Ornithoptera alexandrae o farfalla della regina Alessandra che può raggiungere un'apertura alare di 31 cm, una lunghezza corporea di 8 cm e un peso fino a 12 grammi.

FALCO


Falco Linnaeus, 1758 è un genere della famiglia dei Falconidi. Costituisce da solo la sottofamiglia dei Falconini (Falconinae) e comprende una molteplicità di specie, alcune delle quali diffuse in tutto il globo. La struttura corporea e il piumaggio di questi falchi dimostrano che essi sono perfettamente atti a catturare prede vive, sia in aria sia su territori aperti. I cosiddetti falchi nobili (tra cui sono compresi i falchi cacciatori, i falchi pellegrini, i falchi lodolai, i falchi della regina e gli smerigli) sono superiori a tutti gli altri animali sia per la velocità che possono raggiungere in volo, sia per la straordinaria rapidità con cui si calano in picchiata con vigorosi battiti delle ali. I falchi «libratori», al contrario, (che comprendono i gheppi, i falchi grigi e i falchi cuculi) catturano la preda a terra, dopo aver perlustrato il territorio librandosi immobili nell'aria, oppure calandosi in picchiata da un punto di vedetta.Tra il più piccolo e il più grande rappresentante del genere Falco vi sono differenze di peso e di dimensioni marcatissime; il gheppio americano (Falco sparverius), ad esempio, pesa all'incirca 100 g, mentre la femmina del girfalco (Falco rusticolus) può raggiungere un peso di 2000 g; tutti i Falconini presentano comunque le seguenti caratteristiche: 

     -Capo piuttosto piccolo, occhi grandi, scuri, circondata da una zona cutanea glabra; striature scure sulle guance; becco robusto fortemente arcuato, provvisto di una tagliente sporgenza su entrambi i margini del ramo superiore, e di corrispondenti incavi nel ramo inferiore; narici arrotondate, in genere munite al centro di una piccola protuberanza.

     -Corpo di linea aerodinamica, con ali lunghe e appuntite, e coda generalmente piuttosto lunga.

     -Piumaggio formato da penne dure; piedi robusti, con dita molto lunghe, soprattutto le centrali.

Al contrario degli Accipitridi, che uccidono le prede con gli acuminati artigli dei piedi, i Falconidi si servono degli arti inferiori soltanto per afferrare e trattenere le vittime, che uccidono poi spezzando loro la nuca con il becco.
Questi falchi non costruiscono nidi, ma depongono e covano la uova nei vecchi nidi di altri uccelli, all'interno di alberi cavi, su rocce, oppure in un avvallamento che scavano nel terreno, o su spuntoni rocciosi. Le uova hanno il guscio giallo, coperto di macchie brune più o meno fitte. La femmina, soprattutto nelle specie di maggiori dimensioni, è notevolmente più grande e pesante del maschio. Tale fatto sembra avere una funzione alquanto importante nella suddivisione dei compiti durante l'incubazione delle uova e l'allevamento dei piccoli: il maschio infatti, grazie alla sua maggiore velocità, provvede a procurare il cibo per l'intera famiglia, mentre la femmina si assume l'onere della cova, dell'assistenza e della difesa dei figli. Soltanto quando essi non hanno più bisogno di protezione, ma nello stesso tempo è loro necessaria una alimentazione più abbondante, anche la femmina si dedica alla caccia, riuscendo spesso a catturare prede più grandi di quelle uccise dal compagno. Per quasi tutti i Falconini l'incubazione dura circa 30 giorni, mentre il periodo che i piccoli trascorrono nel nido si aggira sulle 4 settimane per le specie minori, e attorno alle 7 per quelle maggiori.

TASSONOMIA

Comprende le seguenti specie:

Falco naumanni Fleischer, JG, 1818 - grillaio
Falco tinnunculus Linnaeus, 1758 - gheppio comune
Falco rupicolus Daudin, 1800 - falco sudafricano
Falco newtoni (Gurney, 1863) - gheppio del Madagascar
Falco punctatus Temminck, 1821 - gheppio di Mauritius
Falco duboisi † Cowles, 1994 - gheppio di Réunion
Falco araeus (Oberholser, 1917) - gheppio delle Seychelles
Falco moluccensis (Bonaparte, 1850) - gheppio macchiato
Falco cenchroides Vigors & Horsfield, 1827 - gheppio australiano
Falco sparverius Linnaeus, 1758 - gheppio americano
Falco rupicoloides Smith, A, 1829 - gheppio maggiore
Falco alopex (Heuglin, 1861) - gheppio volpino
Falco ardosiaceus Vieillot, 1823 - gheppio grigio
Falco dickinsoni Sclater, PL, 1864 - gheppio di Dickinson
Falco zoniventris Peters, W, 1854 - gheppio fasciato
Falco chicquera Daudin, 1800 - falco collorosso
Falco vespertinus Linnaeus, 1766 - falco cuculo
Falco amurensis Radde, 1863 - falco dell'Amur
Falco eleonorae Géné, 1839 - falco della regina
Falco concolor Temminck, 1825 - falco fuligginoso
Falco femoralis Temminck, 1822 - falco aplomado
Falco columbarius Linnaeus, 1758 - smeriglio
Falco rufigularis Daudin, 1800 - falco dei pipistrelli
Falco deiroleucus Temminck, 1825 - falco pettoarancio
Falco subbuteo Linnaeus, 1758 - lodolaio eurasiatico
Falco cuvierii Smith, A, 1830 - lodolaio africano
Falco severus Horsfield, 1821 - lodolaio orientale
Falco longipennis Swainson, 1838 - lodolaio australiano
Falco novaeseelandiae Gmelin, JF, 1788 - falco di Nuova Zelanda
Falco berigora Vigors & Horsfield, 1827 - Falco bruno
Falco hypoleucos Gould, 1841 - falco grigio
Falco subniger Gray, GR, 1843 - falco nero
Falco biarmicus Temminck, 1825 - lanario
Falco jugger Gray, JE, 1834 - falco laggar
Falco cherrug Gray, JE, 1834 - falco sacro
Falco rusticolus Linnaeus, 1758 - girfalco
Falco mexicanus Schlegel, 1850 - falco delle praterie
Falco peregrinus Tunstall, 1771 - falco pellegrino comune
Falco pelegrinoides Temminck, 1829 - falco di Barberia
Falco fasciinucha Reichenow & Neumann, 1895 - falco delle Taita

sabato 9 febbraio 2013

CORVO


I corvi (Corvus, Linnaeus 1758) sono un genere che comprende diverse specie di uccelli diffuse quasi su tutto il globo. Il corvo è uno degli uccelli più longevi e può arrivare a circa 70 anni di età. In generale la sua dieta comprende semi, rifiuti di vario genere, ma è onnivoro e si ciba di carne tra cui anche le chiocciole che sono tra le sue prede preferite.

Il corvo nella leggenda e nell'iconografia
Il corvo, forse per il suo colore nero lucente, colore del principio delle cose (il buio del ventre materno e quello della terra ove germina il seme), ma anche della fine (il colore della notte e della morte), ha sempre fornito una simbologia dagli opposti significati: animale della preveggenza, messaggero di esseri soprannaturali, portatore di malasorte, etc.
Cesare Ripa nella sua opera più nota, Iconologia, lo inserisce nella simbologia dell'irresolutezza (Irresolutione), ponendo due corvi in atto di gracchiare nelle mani dell'anziana donna che ne costituisce l'icona e ne spiega anche il perché: «Se le dà i Corvi per ciascuna mano in atto di cantare, il qual canto è sempre Cras, Cras, così gli huomini irresoluti differiscono di giorno in giorno, quanto debbono con ogni diligenza operare, come dice Martiale»
Il corvo ha fama di "uccello del malaugurio": questa fama è in un certo senso certificata letterariamente anche dallo scrittore americano Edgar Allan Poe, il quale, nel suo Procedimento di Composizione, con il quale descrive come giunse a comporre il suo noto poema in versi Il corvo, afferma: «Ero così giunto alla concezione di un Corvo, l'uccello di malaugurio che va reiterando con monotonia l'unica parola mai più …». 
La fama maleaugurante gli deriva anche dalla sua predilezione per le carogne, che ha dato origine ad espressioni come «Finire in pasto ai corvi», per indicare il morire (magari anche insepolti).  Avendogli il dio Apollo mutate le penne da bianche a nere per punirlo di avergli portato una brutta notizia, è divenuto anche simbolo del delatore. 
Secondo una leggenda, un corvo soleva mangiare dalle mani di San Benedetto; e nei monasteri dell'Ordine era uso tenerne uno addomesticato, in ricordo del Santo

Il corvo nella Bibbia 
Probabilmente il Ripa si ispirò anche all'Antico Testamento, laddove il Noè fa uscire per primo il corvo al fine di accertare se le acque si sono ritirate: «Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono sulla terra» ma il corvo non se ne andò dall'Arca e Noè fece uscire la colomba cui toccò la stessa sorte. Ma le uscite successive non furono più affidate al corvo, bensì alla colomba che finì poi con lasciare l'Arca per riprendere la propria vita.  Si spiega quindi anche con questo l'interpretazione di simbolo di irresolutezza.
Il corvo compare come animale immangiabile per gli ebrei e quindi con una connotazione negativa, ma assume una valenza positiva nel I libro dei Re, ove il Signore incarica i corvi di portare cibo al profeta Elia. I profeti Isaia  e Sofonia invece lo indicano, insieme ad altri animali, come segno di desolazione. Nel Nuovo Testamento il corvo assume una valenza positiva sulle labbra di Gesù. «Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre.» 

Il corvo nella letteratura 
The Raven (Il corvo) è anche il titolo di un famoso poemetto in versi di Edgar Allan Poe, scritto fra il 1843 ed il 1844, ove l'uccello rappresenta il misterioso interlocutore del poeta, affranto per la morte della sua amata, al quale risponde sempre e solo con la parola Nevermore (Mai più).

Il corvo nell'arte 
Uno degli ultimi, e più celebri, quadri di Vincent Van Gogh s'intitola Campo di grano con corvi e raffigura uno stormo di corvi che sorvolano un campo sotto un inquietante cielo temporalesco, convergendo verso l'osservatore.
CIVETTA


La civetta (Athene noctua, Scopoli 1769), è un uccello rapace notturno della famiglia degli Strigidae.
Se ne conoscono 19 sottospecie:
  • A. n. bactriana
  • A. n. cantabriensis
  • A. n. daciae
  • A. n. glaux
  • A. n. grueni
  • A. n. impasta
  • A. n. indigena
  • A. n. lilith
  • A. n. ludlowi
  • A. n. noctua
  • A. n. orientalis
  • A. n. plumipes
  • A. n. saharae
  • A. n. salentina
  • A. n. sarda
  • A. n. solitudinis
  • A. n. somaliensis
  • A. n. spilogastra
  • A. n. vidalii

Aspetti morfologici 
La civetta è lunga circa 21-23 cm, ha un'apertura alare di 53-59 cm e un peso che varia da 100 a poco più di 200 grammi. Ha forme tozze, capo largo e appiattito senza i tipici ciuffi auricolari del gufo comune, occhi gialli e zampe lunghe parzialmente rivestite di setole. La parte superiore è grigio-bruno macchiata di bianco mentre in quella inferiore è prevalente il bianco, macchiato di bruno.

Distribuzione e habitat
La civetta si trova in tutto l'Emisfero nord, in Europa, Asia ed Africa del nord. In Italia è un uccello molto comune ed è diffuso in quasi tutta la penisola tranne che sulle Alpi. I suoi habitat preferiti sono nelle vicinanze degli abitati civili, dove c'è presenza umana, in zona collinare. Evita le zone oltre i 1000 m di altitudine poiché la neve limita fortemente le sue fonti alimentari.

Biologia
Uccello notturno per antonomasia, la civetta in realtà può essere attiva anche nel tardo pomeriggio e di prima mattina, ma è molto vigile anche nel resto della giornata.

Voce
Le civette hanno un ampio repertorio vocale. Il maschio emette un malinconico "hu-u-ou" ripetuto ad intervalli variabili, dopo 3-4 secondi. Talvolta, però, le civette emettono versi striduli e fastidiosi come autodifesa.

Cibo ed alimentazione 
La civetta è carnivora. Come tutti gli Strigiformi, è capace di ingoiare le prede intere, salvo poi rigurgitare, sotto forma di borre, le parti indigeribili (peli, piume, denti, ossa, guscio cheratinizzato degli insetti). Si ciba di piccoli vertebrati e di grossi insetti.

Riproduzione
Nidifica tra marzo e giugno. La femmina depone 2-5 uova bianche in piccole cavità tra le rocce, negli alberi, nei muri di vecchi edifici, in tane abbandonate di mammiferi di media taglia e poi le cova per circa 4 settimane. In quel periodo è aiutata dal maschio nella caccia. Dopo un mese o poco più i piccoli lasciano il nido ma sono completamente indipendenti solo a 2-3 mesi di vita.

Nella cultura popolare
La civetta, come molti altri animali notturni, è considerato dalla tradizione popolare un animale che porta sfortuna, e molti si augurano che non si metta a cantare sopra il proprio tetto. Nell'antica Grecia, invece, la civetta era considerata sacra per la dea Atena (da qui il nome del genere, quello della specie riporta il nome latino dell'uccello), dea della sapienza ed ancora oggi è raffigurata in molti portafortuna.
Con il termine civetta si intende anche una donna vanitosa, leggera, che ama farsi corteggiare attraendo ammiratori con atti e vezzi per lo più leziosi e poco naturali. Questa usanza è data dal fatto che questo rapace, quando veniva usato dai cacciatori come richiamo per ingannare i piccoli passeriformi, li attraeva con un particolare modo di battere le ali, con inchini, ammiccamenti e altri atteggiamenti simili che costituisce un irresistibile spettacolo per le potenziali prede.

giovedì 7 febbraio 2013

CAVALLETTA


I Celiferi (Caelifera Ander, 1936) sono un sottordine di insetti ortotteri noti con il termine generico di cavallette o locuste.
In realtà il termine cavalletta può indicare sia i membri delle famiglie Tetrigidae (cavallette nane) e Acrididae (cavallette migratorie, più propriamente dette locuste), correttamente appartenenti al presente sottordine celiferi, sia la comune cavalletta verde, Tettigonia viridissima (Tettigoniidae), appartenente al secondo e distinto sottordine degli ortotteri, gli Ensifera.
Spesso il termine cavalletta è usato per tutti gli ortotteri che sono in grado di volare o saltare.
Hanno sul capo due corte antenne, ai lati due grandi occhi neri formati da tanti piccoli occhi (ciascuno vede una parte dell’oggetto osservato e insieme ricostruiscono l'immagine). Le antenne sono utili per orientarsi e per avvertire la presenza di predatori, inoltre vengono usate per annusare e per gustare. Non hanno le orecchie, hanno sei zampe. Hanno lunghe zampe posteriori che distendono consentendo loro di fare salti nell’aria.

 I Celiferi si distinguono per le seguenti caratteristiche:
-ovopositore breve
-antenne corte e robuste
-apparato stridulante formato dalla tegmine e dai femori posteriori, può   essere presente anche nelle femmine
-organo uditivo posto nel primo segmento addominale.

Prediligono i terreni aridi e incolti, hanno un regime alimentare esclusivamente fitofago, depongono le uova soprattutto nel suolo e possono alternare fasi gregarie a fasi solitarie.
Le cavallette nane (Tetrigidae) sono le specie di più piccole dimensioni; le si riconosce per lo scudo dorsale (pronoto) molto allungato. Tra le specie più diffuse si cita Paratettix meridionalis. Le cavallette migratrici, o locuste propriamente dette, sono caratterizzate da antenne brevi; le femmine depongono le uova in autunno, all'interno di buchi scavati nel terreno con l'estremità dell'addome; le uova si schiudono in primavera e gli individui giovani raggiungono la maturità in luglio o agosto. Specie normalmente non migratrici possono diventare tali per necessità, ad esempio in caso di sovrappopolazione. In questo caso, prima della migrazione vanno incontro a profondi cambiamenti nella morfologia e nell'anatomia esterna. La più comune specie di locusta è Locusta migratoria.


Il sottordine dei Celiferi comprende 28 famiglie raggruppate in 8 superfamiglie:

Superfamiglia Tridactyloidea
-Cylindrachaetidae
-Ripipterygidae
-Tridactylidae

Superfamiglia Tetrigoidea
-Tetrigidae
-Superfamiglia Eumastacoidea
-Chorotypidae
-Episactidae
-Eumastacidae
-Euschmidtiidae
-Mastacideidae
-Morabidae
-Proscopiidae
-Thericleidae

Superfamiglia Pneumoroidea
-Pneumoridae

Superfamiglia Pyrgomorphoidea
-Pyrgomorphidae

Superfamiglia Acridoidea
-Acrididae
-Charilaidae
-Dericorythidae
-Lathiceridae
-Lentulidae
-Lithidiidae
-Ommexechidae
-Pamphagidae
-Pyrgacrididae
-Romaleidae
-Tristiridae

Superfamiglia Tanaoceroidea
-Tanaoceridae

Superfamiglia Trigonopterygoidea
-Trigonopterygidae
-Xyronotidae